Share

Oggi parliamo di soft power!
 ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.

 
 

Io mi chiamo Joe Casini, e questo è Mondo Complesso.

 

Prima di cominciare, ti anticipo che questa settimana ci sarà una GRANDE novità per Mondo Complesso, e in quanto iscrittə alla newsletter per te ci sarà anche un piccolo regalo… quindi tieni d'occhio la casella e-mail in questi giorni!
 
Oggi parlo di
🕺🏻 Sanremo ed Eurovision
🍕 Cultura e stili di vita
✊🏻 Soft power
 

Geopolitica pop

Chi chi ha vinto, chi ha perso, chi ha fatto rumore, chi è passato in sordina.

Di Sanremo sappiamo già tutto, perché dovrei iniziare una newsletter parlando proprio di questo?”, mi sono chiesto prima di mettermi a scrivere.

In fondo, è passato quasi un mese dalla finale. In più, che tu l’abbia visto no, è lo stesso: per settimane, come sempre, non si è parlato di altro.

La risposta è semplice, almeno per me: è da un paio di anni che vedo Sanremo da un altro punto di vista, con altri occhi.

Ovvero, non solo come evento culturale e mediatico, ma anche come evento (geo)politico.

Come uno degli esempi più chiari, almeno in Italia, di come la geopolitica diventa pop grazie alla musica e allo spettacolo.

Un punto di vista che ci tornerà molto utile, credo, per capire un bel po’ di cose sull’Europa nei prossimi mesi.

Il libro che mi ha fatto accendere una lampadina su questo tema s’intitola Soft Power: The Means To Success In World Politics ed è stato scritto negli anni Ottanta da Joseph Nye, politologo ed ex consigliere del Segretario della difesa per gli affari di sicurezza internazionale degli Stati Uniti d’America.

È stato proprio Nye a coniare infatti l’espressione soft power, che lui stesso definisce come “il potere di seduzione che uno Stato esercita sugli altri”, in opposizione all’hard power, che riguarda invece la forza militare, demografica ed economica di una nazione.

Il soft power è, più nello specifico, l’abilità che permette a un Paese di modificare il comportamento di un altro Paese o delle persone che lo abitano nella “direzione” da lui voluta attraverso meccanismi di attrazione, stima e influenza.

Come ci riesce? Grazie alla cultura, i valori e le idee.

Da questo punto di vista, quindi, Sanremo è un ottimo laboratorio di soft power: basti pensare al videomessaggio di Zelensky dello scorso anno.

Ma non solo.

Credo che questo approccio meno innocente al mondo dello spettacolo possa aiutarci anche a capire davvero tante cose nei prossimi mesi su chi siamo noi europei, cosa pensiamo, cosa vogliamo.

A dircelo, secondo me, non saranno tanto i risultati delle elezioni europee previste per inizio giugno. Ma, circa un mese prima, l’edizione di quest’anno dell’Eurovision.

L'Indice Globale di Soft Power viene realizzato da Brandirectory tramite un'indagine che raccoglie oltre 170.000 risposte distribuite in più di 100 paesi, e offre una panoramica dettagliata dell'importanza crescente del "soft power", ovvero l'abilità di una nazione di influenzare le preferenze e i comportamenti di vari attori sull'arena internazionale attraverso l'attrazione o la persuasione, piuttosto che attraverso la coercizione.  L'indice si basa su un insieme di misure chiave per valutare la presenza, la reputazione e l'impatto di una nazione, le quali includono ad esempio la familiarità, la reputazione, l'influenza e le percezioni su otto pilastri chiave del soft power, che coprono vari aspetti come il Business & Trade, la Governance, le Relazioni Internazionali, la Cultura & Patrimonio, i Media & Comunicazioni, l'Educazione & Scienza, le Persone & i Valori, e il Futuro Sostenibile. Le prime due posizioni in classifica sono stabilmente occupate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, entrambi conosciuti per la loro vasta influenza culturale, politica e economica. Si tratta di nazioni che hanno dimostrato nel corso del tempo di avere un grande potere di attrazione nei confronti degli altri attori globali. A seguire, in terza posizione, troviamo la Cina che, negli ultimi anni, ha visto una significativa crescita del suo soft power, consolidando il suo ruolo come grande potenza globale. L'Italia, nona in classifica, ha visto una crescita del suo soft power, probabilmente grazie alla sua ricchezza culturale unica. Gli Emirati Arabi Uniti mantengono una posizione stabile, un segno del loro crescente ruolo come hub globale per il business e l'innovazione. Clicca qui per accedere alla dashboard interattiva sul report (è necessario effettuare la registrazione gratuita per vederla).
 

L’Eurovision si ispira all’organizzazione del Festival di Sanremo italiano: cinque serate diverse, un solo vincitore. A differenza di Sanremo, però, i partecipanti dell’Eurovision provengono non solo da tutta Europa, ma da tutto il mondo.

A differenza di quanto si creda, infatti, l’ammissibilità all’Eurovision non dipende dalla posizione geografica di un Paese o dalla sua appartenenza all’Unione Europea, ma dalla sua appartenenza a un’alleanza di media che fanno servizio pubblico chiamata Unione Europea di Radiodiffusione (UER).

Per questo motivo, diversi paesi al di fuori dei confini dell'Europa hanno partecipato a diverse edizioni dell’Eurovision, tra cui Australia, Marocco e Israele (ci torniamo tra un attimo).

L’Eurovision ti sembra forse “solo” una versione internazionale di Sanremo? Lo è. Ma non solo.

Nel 2023, 162 milioni di persone hanno guardato l’Eurovision. Le 37 canzoni in gara hanno totalizzato 808 milioni di stream e hanno generato €795 milioni di valore pubblicitario, secondo il rapporto dell'audience dell'UER.

Ma l'impatto dell'Eurovision va oltre l'economia. È anche un’ottima occasione, per le nazioni che partecipano, di esercitare il loro soft power.

Nel 2012, ad esempio, l'Azerbaigian ha usato l'esposizione mediatica come una vera e propria cartolina turistica, per farsi conoscere e probabilmente attrarre una forma di simpatia attorno all'immagine del Paese, naturalmente senza mostrare la dittatura e le repressioni poliziesche molto violente che avvenivano contemporaneamente alla serata dell'Eurovision.

Ma non solo: nel contesto dell'Eurovision, la geopolitica si manifesta in diverse forme, dalle canzoni al voto del pubblico durante la finale, che spesso riflette più le affinità culturali o simpatie politiche di un Paese che le sue preferenze artistiche.

Secondo le regole ufficiali dell'UER, tuttavia, l'Eurovision dovrebbe essere "non politico". È per questo che negli ultimi anni, gli organizzatori dell'Eurovision si sono sforzati di tenere la politica lontana da ciò che dovrebbe essere una grande festa della pop e dell'unità, non sempre con grande successo.

Nel 2009, la Georgia, poco dopo la breve guerra con la Russia, ha rinunciato a partecipare all'Eurovision a Mosca dopo il rifiuto della sua canzone "We don't want put in" (un gioco di parole con il nome del presidente russo Vladimir Putin) da parte degli organizzatori.

Nel 2015, l'Armenia ha presentato una canzone dal titolo piuttosto diretto "Don't deny" (Non negare), che parlava del genocidio del 1915. Alla fine ha accettato di modificare il titolo diventando "Face the shadow".

Nel 2016, invece, a due anni dall'annessione della Crimea da parte della Russia, l'Ucraina aveva partecipato con una canzone che parlava della deportazione dei Tatari della regione sotto Stalin.

La stessa Russia è stata esclusa dalla competizione nel 2022 a causa della sua invasione dell’Ucraina (che alla fine vinse l’Eurovision di due anni fa).

Anche quest’anno, in realtà, sembra sempre più improbabile che il concorso riesca ad evitare di essere politicizzato.

Ci sono sempre più richieste, infatti, sia da parte degli artisti, che dai paesi concorrenti, dai politici e dal pubblico affinché a Israele sia impedita la partecipazione all’edizione di quest’anno, che si terrà a Malmö, in Svezia dal 7 all’11 maggio.

Più nello specifico, due delle canzoni proposte da Israele sono già state rifiutate dall'UER, perché ritenute troppo politiche e quindi in contrasto con le regole dell’organizzazione.

In questi giorni, l’emittente israeliana KAN ha dichiarato di aver chiesto agli autori di "October Rain" (la canzone vincitrice, che contiene numerosi riferimenti all’attacco di Hamas a Israele dello scorso 7 ottobre) e della seconda classificata, "Dance Forever", di rivedere i loro testi, che saranno presentati all’UER oggi, domenica 10 marzo.

In attesa di sapere come andrà, torno all’inizio, a Nye e alla sua definizione di soft power come “potere di seduzione”.

Seduti sui nostri divani, ipnotizzati dallo schermo, quanti di noi pensano che qualsiasi cosa ci passi davanti sia una pura e innocente forma di intrattenimento?

Io stesso, fino a poco tempo fa, lo pensavo. Specialmente nel caso di eventi “nazionalpopolari” come Sanremo.

Spero che la newsletter di oggi aiuti anche te a adottare un nuovo punto di vista che ti permetta di vedere molti fenomeni con altri occhi.

Non solo musica e spettacolo: anche il linguaggio è politica.

Lo ha spiegato bene la sociolinguista Vera Gheno nella prima puntata della seconda stagione del podcast Mondo Complesso, che ti invito ad ascoltare (o riascoltare) qui:

 
 
«Dove "subisci" il soft power degli altri Paesi?»
 
Buona domenica e a presto,
 
Ti è piaciuta questa newsletter?
 

Trovi le conversazioni complete con gli ospiti di Mondo Complesso anche su…

 
 
 
 

Ricevi questa e-mail perché sei iscritto alla newsletter di Mondo Complesso.

Zwan, Via del Babuino 65, P.IVA e C.F. 13694281000, 00187 Roma RM, Italia



Email Marketing by ActiveCampaign