|
|
Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Io mi chiamo Joe Casini, e questo è Mondo Complesso.
|
|
|
|
|
Oggi parlo di…
🥇 Politica smart vs dumb
🇺🇦 Arroganza delle élite
📈 Ideologia e buon senso
|
|
|
|
|
🎬 A proposito di intelligenza…
Come forse saprai, sto girando un documentario su questo tema! Sono appena rientrato dagli Stati Uniti dove ho girato le prima interviste a Daniel Goleman, Alessandro Vespignani e Howard Gardner, se ti interessa seguire la produzione del film sto tenendo un diario di viaggio dove annoto le mie riflessioni sugli stati di avanzamento, le scelte che faccio ma anche i dubbi che mi restano!
Qui trovi i primi tre numeri del diario di viaggio, se poi vuoi ricevere gratuitamente i prossimi clicca qui!
|
|
|
|
|
|
|
La politica "intelligente"
|
|
|
|
|
Forse l’avrai notato anche tu, ma nel discorso politico italiano (e non solo) c’è un mantra che da alcuni anni si ripete come fosse un ritornello, tanto da essere entrato ormai nel linguaggio comune. Sto parlando di come viene utilizzato il concetto del "buon senso", in particolare da parte di quei politici che preferiscono non basare le proprie proposte su un sistema valoriale ma che piuttosto preferiscono sostenere che le proprie idee non siano connotate ideologicamente, ma sono soltanto idee "di buon senso" o - in modo ancora più diretto - "idee intelligenti".
Come dicevo non si tratta di un fenomeno solo italiano, anzi. Lo abbiamo piuttosto ereditato da altri paesi, tra cui in primis gli Stati Uniti. Ma rimane comunque una questione tipica del nostro tempo, in cui le ideologie non hanno più grande presa sociale e i fenomeni di massa sembrano essere sempre meno rilevanti nel dibattito politico. D'altra parte però, dire che una proposta "non è né di destra né di sinistra, ma soltanto la cosa intelligente da fare" (come spesso sentiamo dire) vuol dire anche cercare di sottrarre dal dibattito pubblico qualsiasi discussione, come se "l'intelligenza" venisse prima dei valori.
Non so a te, ma a me la domanda nasce spontanea: ammantare le idee con un’aura di intelligenza, è davvero un’idea così intelligente?
|
|
|
|
|
Nel 2020 il filosofo americano Michael Sandel ha pubblicato un libro particolarmente interessante dal titolo "La tirannia del merito", dove vengono analizzati i motivi per cui la nostra società sente il bisogno di giustificare la dinamica che tende a dividerci tra perdenti e vincenti. In uno dei passaggi Sandel si sofferma sul concetto della politica "smart", cioè intelligente, che spesso viene contrapposta a quella "dumb", cioè stolta, stupida. Spostando il focus dal piano ideologico (idea di sinistra vs idea di destra) a quello intellettivo (idea intelligente vs idea stupida), la politica presenta come oggettive le proprie scelte e si libera dal giudizio dell’elettorato poiché, appunto, non sta più prendendo decisioni nette ed ideologicamente connotate di cui dover rispondere, ma sta solo seguendo "il buon senso".
Si tratta di uno scivolamento piuttosto pericoloso, sia perché fa passare per oggettive delle scelte che invece sono politiche e relative a un sistema di valori (qualunque esso sia, comunque discutibile) e sia perché deresponsabilizza la classe politica, facendola passare per un gruppo di semplici burocrati che amministrano la cosa pubblica usando la propria intelligenza (che evidentemente manca a chi eventualmente non fosse d'accordo).
Pensiamo alle discussioni sulle pari opportunità di genere, sugli aiuti alla cooperazione o sul salario minimo. Negli Stati Uniti molti presidenti, da Clinton a Trump passando per Obama e Bush, hanno più volte orientato i propri discorsi su un piano intelligente vs stupido più che su questioni ideologiche o politiche. Addirittura è stata usata più volte un’espressione ormai diventata standard: "non è soltanto la cosa giusta da fare; è la cosa intelligente da fare" (secondo le statistiche riportate da Sandel, sembra che il record per il suo utilizzo appartenga ad Obama).
In Italia non ce la passiamo meglio. Dal ponte sullo Stretto al reddito di cittadinanza passando per misure come il Superbonus o i vari bonus elargiti post-pandemia, negli ultimi anni abbiamo sentito ripeterci decine di volte che si tratta di decisioni prese "con il buonsenso". Comprensibile, specie in un momento storico in cui un lessico simile basato sull’intelligenza offre un riparo dalla contesa ideologica.
Fare così dà riferimenti semplici in un’epoca complessa, e quindi ci rassicura. Però è fuorviante.
|
|
|
|
|
|
|
In questo grafico ho riportato quante volte i presidenti degli Stati Uniti hanno utilizzato la parola "smart" nei loro discorsi. Per quanto "smart" sia una parola con più significati, e quindi il fatto che venga utilizzata di più andrebbe approfondito meglio, resta comunque indicativo il trend con il quale viene sempre più utilizzata dai presidenti (prima di Reagan, il suo utilizzo resta sostanzialmente stabile). Nel grafico trovate i valori assoluti per la linea rosa, mentre in quella blu li trovate rapportati alla durata del mandato. Fonte dati: The American Presidency Project, https://www.presidency.ucsb.edu/.
|
|
|
|
|
Ma c’è anche un altro aspetto particolarmente pericoloso di questo atteggiamento piuttosto ignavo di chi sposta il piano del discorso politico dall’ideologico al razionale. Ed ha a che fare con la percezione di quei discorsi da parte delle classi più popolari.
Nel momento in cui un discorso si fonda su pilastri ideologici è infatti facile dissentire ma difficile immaginarsi migliori o peggiori dei propri interlocutori. Semplicemente, persone che la pensano in modo diverso esprimono idee differenti che non sono poste su una scala gerarchica. Ma se il discorso del politico inizia a fondarsi sull’intelligenza di determinate manovre o azioni, allora chi dissente si sentirà bollato per stupido.
In questa situazione intravedo due possibili scenari. Il primo è quello in cui la persona comune inizia a vedere la classe dirigente come aliena, superiore e dunque - sentendosi intellettualmente inferiore - plenipotenziaria. Il secondo invece è quello caratterizzato dalla reazione violenta di chi non è disposto a farsi dare dello stupido. In entrambi i casi abbiamo un problema: o si perdono per strada il contraddittorio e la discussione pubblica, o si alimenta violenza.
Le élite infatti sembrano ignorare sia l’arroganza e la faziosità di quelle che chiamano "politiche intelligenti", sia la propria arroganza, che spesso può portare a reazioni scomposte. Pensiamo a ciò che è successo prima negli Usa e poi in Europa a partire dal 2016, quando ampie frange di lavoratori e classi sociali tipicamente vicine alla sinistra hanno iniziato a farsi gioco e a disprezzare i partiti progressisti poiché visti come troppo elitari, troppo radical chic, troppo alienati in una torre d’avorio. Il risultato fu un’ondata populista e contro le élite mai veramente esauritasi e che ha talvolta assunto caratteri violenti. Più in generale, l’ondata ha comunque generato una disillusione verso la politica e un disinteresse da parte delle persone comuni nei confronti delle élite.
|
|
|
|
|
In questa stagione di Mondo Complesso ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Filippo Sensi, parlamentare del Partito Democratico e padre del bonus psicologo. Abbiamo parlato di politica, di società, ma soprattutto di ciò che può fare un partito in una società sempre meno ideologizzata e che dà sempre meno credito alla politica.
Grazie a quella conversazione ho anche avuto uno stimolo per un editoriale sull’Huffington Post che ho dedicato alla complessità nella politica e a come fare a riconoscere un’offerta elettorale sano e ben costruita rispetto a una semplicistica.
|
|
|
|
|
|
|
«Hai l'impressione che i politici italiani strumentalizzino la parola "intelligente"?
Se sì, chi in particolare?»
|
|
|
|
|
|
|
|
Buona domenica e a presto,
|
|
|
|
|
|
|
Ti è piaciuta questa newsletter?
|
|
|
|
|
|
|
Trovi le conversazioni complete con gli ospiti di Mondo Complesso anche su…
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ricevi questa e-mail perché sei iscritto alla newsletter di Mondo Complesso.
Zwan, Via del Babuino 65, P.IVA e C.F. 13694281000, 00187 Roma RM, Italia
|
|
|
|
|